Tutti pazzi per il 3D printing!

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English: MakerBot at the Braderie of Lille (No...

English: MakerBot at the Braderie of Lille (Nord, France). Français : Le robot MakerBot présenté à la Braderie de Lille (Nord, France). (Photo credit: Wikipedia)

In questo periodo leggo spesso di 3D printing sicuramente è divertente, sicuramente è utile per chi ha bisogno di fare prototipazione veloce, sicuramente è comodo e costa poco, sicuramente è amazing e magical per i designer di oggettistica.

Però una qualunque stampante 3D costa proprio una cifra imbarazzante di denaro.

Venghino siori, venghino gli early adopters che sono disposti a pagare quello che io spendo in svariati anni di vacanze in una volta sola per la stampante 3d.

Io che c’ho il braccino corto (e la bisaccia vuota) ripasso fra un pò.

Per chi ha voglia può approfondire 3ders.org.

Skynet in the making – Roboearth

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SkyNET

SkyNET (Photo credit: Wikipedia)

Ad oggi in pochi programmano la roba da zero, un pò per pigrizia, un pò perchè è una gran fatica ma sopratutto perchè stiamo realizzando prodotti sempre più complessi che richiedono decisamente troppe righe codice per funzionare.

Per quando riguarda i robot il gruppo che sta dietro a Roboearth ha realizzato un interessante sistema PaaS per snellire il carico di lavoro su programmatori che lavorano in ambito di robotica.

Quindi datevi da fare, voglio il mio schiavo metallico!

Potendo scegliere. (Il tablet che vorrei)

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I nostri amici di google stanno pubblicizzando il loro prossimo tablet. In questo spot mostrano una nuova feature: la multi utenza.

E’ da tempo che mi domando perchè la multi utenza assieme a guest mode e kid mode non siano già stati implementati su tablet/smartphone. Non mi sembra così difficile. Ma apparentemente lo è dato che i nostri amici di Apple con (a sentir loro) ANNI di vantaggio sulla concorrenza stanno a dormì.

Burocrazia e Startup

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365-55

365-55 (Photo credit: Nils Geylen)

L’Italia si sà, è il paese della burocrazia…ma all’estero a volte sono altrettanto bravi nel complicarsi la vita. Le cose scritte in piccolo poi diventano particolarmente importanti (e complesse da capire) quando si parla di startup con finanziamenti milionari. (purtroppo non è il mio caso :-( ).

Altro aspetto della burocrazia è che quando si ha la necessità di redigere un documento da zero non si sa mai da che parte cominciare, a meno che non si abbia un’amico avvocato/commercialista/notaio/quellochevuoitu.

I nostri amici americani della Silicon Valley hanno ben pensato di realizzare un bel sito dove la gente possa condividere documenti a beneficio di altri.

Una versione italiana del sito andrebbe alla grande quindi se esiste già informatemi, altrimenti copiate l’idea dei ragazzi di Docracy (o aiutateli a espandersi in Italia).

Venture capitalism e seed financing in Italia

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Ogni volta che sento parlare o leggo articoli a proposito dello startup movement in Italia mi viene da ridere. Per non parlare di vc e angels…Capiamoci, io spero di sbagliarmi e mi auguro che il fenomeno cresca ben oltre ogni rosea ambizione peró ci sono delle considerazioni doverose.
L’Italia é un paese affetto da nanismo imprenditoriale e più che valutare i pro e i contro (che sono stati ampiamente dibattuti da persone molto più competenti di me) cercherei di capire il perché ognuno apre la sua micro impresa facendo la stessa cosa che fa il tizio dalla altra parte della strada. Non é perché dietro ognuno di noi si nasconde un genio con un’idea geniale, non é perché le multinazionali tascabili sono più versatili. Ciò che ci spinge in quella direzione è che non sappiamo stare insieme e non sappiamo collaborare. Questo ci porta a non riuscire a fare la massa critica minima ne di teste ne di budget di partenza perché valga la pena investire sull’idea qualunque essa sia.
Quando impareremo a colaborare allora potremo formare dei team seri che creino aziende serie con progetti seri. Solo a quel punto si potrà valutare se il sistema di financing di stampo americano funziona anche in Italia.
Per ora #fightthenanism.

Non sapevo il mercato fosse Hipster

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Mercato della terra, una volta a settimana i contadini della zona si ritrovano nel cortile del cinema lumiere in via azzo gardino qui a bologna e mettono a disposizione prodotti a km zero, super bio, super sticazzi etc etc. Molto bello, molto trendy, tante foto (fatte con instagram…così i tuoi figli non sapranno il colore di un pomodoro vero per colpa di tutti quei diavolo di filters), tanti check in su foursquare (tanto la gente il sabato mattina dorme quindi non ce ne frega un ca’ di dove sei.)…il punto é:anche andare al mercato ora é hipster? E se gli hipster sono le avanguardie della moda e ora si mettono ad andare al mercato, consuetudine vecchia di migliaia di anni tra noi mortali, significa che sono talmente new da essere old?20121011-233539.jpg

Bene, anche per oggi credo di aver sputato tutte le parole chiave possibili e google mi sarà grato, il succo é: se il sabato mattina non sei troppo sbronzo dalla sera prima e per qualche strano motivo hai deciso di alzarti invece di dormire fino alle 15 vattene al mercato della terra che ci sta la roba buona. E poi unisciti alti hipster che sicuramente troverai, in fondo vogliono solo un po’ di attenzione.
Più info qui

La sicurezza che non c’è.

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Un dispositivo sicuro è un dispositivo spento, possibilmente con la batteria staccata perchè non si sa mai. In ogni momento dati e informazioni che immettiamo nei nostri PC e smartphone sono potenzialmente recuperabili da chiunque sia abbastanza esperto e interessato a farlo. Ma in realtà questo è problema da poco dato che immettiamo quotidianamente di nostra spontanea volontà una montagna di informazioni circa la nostra vita su tutti i social network del mondo che poi le riutilizzano a scopi commerciali.

Detto ciò Avi Rubin nel talk qui di seguito parla dell’hackeraggio di dispositivi inusuali quali peace maker e automobili bersagli sfortunatamente poco protetti ma interessanti tanto quanto un pc.