Tutti pazzi per il 3D printing!

English: MakerBot at the Braderie of Lille (No...

English: MakerBot at the Braderie of Lille (Nord, France). Français : Le robot MakerBot présenté à la Braderie de Lille (Nord, France). (Photo credit: Wikipedia)

In questo periodo leggo spesso di 3D printing sicuramente è divertente, sicuramente è utile per chi ha bisogno di fare prototipazione veloce, sicuramente è comodo e costa poco, sicuramente è amazing e magical per i designer di oggettistica.

Però una qualunque stampante 3D costa proprio una cifra imbarazzante di denaro.

Venghino siori, venghino gli early adopters che sono disposti a pagare quello che io spendo in svariati anni di vacanze in una volta sola per la stampante 3d.

Io che c’ho il braccino corto (e la bisaccia vuota) ripasso fra un pò.

Per chi ha voglia può approfondire 3ders.org.

Skynet in the making – Roboearth

SkyNET

SkyNET (Photo credit: Wikipedia)

Ad oggi in pochi programmano la roba da zero, un pò per pigrizia, un pò perchè è una gran fatica ma sopratutto perchè stiamo realizzando prodotti sempre più complessi che richiedono decisamente troppe righe codice per funzionare.

Per quando riguarda i robot il gruppo che sta dietro a Roboearth ha realizzato un interessante sistema PaaS per snellire il carico di lavoro su programmatori che lavorano in ambito di robotica.

Quindi datevi da fare, voglio il mio schiavo metallico!

Potendo scegliere. (Il tablet che vorrei)

I nostri amici di google stanno pubblicizzando il loro prossimo tablet. In questo spot mostrano una nuova feature: la multi utenza.

E’ da tempo che mi domando perchè la multi utenza assieme a guest mode e kid mode non siano già stati implementati su tablet/smartphone. Non mi sembra così difficile. Ma apparentemente lo è dato che i nostri amici di Apple con (a sentir loro) ANNI di vantaggio sulla concorrenza stanno a dormì.

Burocrazia e Startup

365-55

365-55 (Photo credit: Nils Geylen)

L’Italia si sà, è il paese della burocrazia…ma all’estero a volte sono altrettanto bravi nel complicarsi la vita. Le cose scritte in piccolo poi diventano particolarmente importanti (e complesse da capire) quando si parla di startup con finanziamenti milionari. (purtroppo non è il mio caso :-( ).

Altro aspetto della burocrazia è che quando si ha la necessità di redigere un documento da zero non si sa mai da che parte cominciare, a meno che non si abbia un’amico avvocato/commercialista/notaio/quellochevuoitu.

I nostri amici americani della Silicon Valley hanno ben pensato di realizzare un bel sito dove la gente possa condividere documenti a beneficio di altri.

Una versione italiana del sito andrebbe alla grande quindi se esiste già informatemi, altrimenti copiate l’idea dei ragazzi di Docracy (o aiutateli a espandersi in Italia).

Un TED tutto tuo.

TED (conference)

TED (conference) (Photo credit: Wikipedia)

TED,  La serie di conferenze per eccellenza dove parlano i big di vari settori da un pò di tempo a questa parte è diventata mainstream. Ovviamente io come la maggior parte delle persone guarda i video in differita via web dato che in pochi si possono permettere le cifre astronomiche richieste per partecipare. La notorietà di queste conferenze mi fa piacere perchè nel sito ci molte stronzate galattiche proposte curiose e valanghe di  idee super geniali illustrate da persone capaci che le hanno realizzate o le stanno applicando.

Un’iniziativa interessante promossa da TED è quella dei TEDx: conferenze organizzate da enti/persone indipendenti da TED sulla falsa riga degli eventi TED official. Ad oggi conferenze TEDx sono fioccate in giro per il mondo, anche in Italia.

La mia personale opinione è che non dovrebbe servire il TED per convincere le persone a parlare e confrontarsi ma se funziona e trascina qualcuno lontano dalla TV anche solo per 5 minuti per me va bene.

Comunque prima che gli animi si scaldino e si lancino nella prossima TEDx sappiate che ci sono una montagna di regole da rispettare per poter usare il brand TEDx.

Venture capitalism e seed financing in Italia

Ogni volta che sento parlare o leggo articoli a proposito dello startup movement in Italia mi viene da ridere. Per non parlare di vc e angels…Capiamoci, io spero di sbagliarmi e mi auguro che il fenomeno cresca ben oltre ogni rosea ambizione peró ci sono delle considerazioni doverose.
L’Italia é un paese affetto da nanismo imprenditoriale e più che valutare i pro e i contro (che sono stati ampiamente dibattuti da persone molto più competenti di me) cercherei di capire il perché ognuno apre la sua micro impresa facendo la stessa cosa che fa il tizio dalla altra parte della strada. Non é perché dietro ognuno di noi si nasconde un genio con un’idea geniale, non é perché le multinazionali tascabili sono più versatili. Ciò che ci spinge in quella direzione è che non sappiamo stare insieme e non sappiamo collaborare. Questo ci porta a non riuscire a fare la massa critica minima ne di teste ne di budget di partenza perché valga la pena investire sull’idea qualunque essa sia.
Quando impareremo a colaborare allora potremo formare dei team seri che creino aziende serie con progetti seri. Solo a quel punto si potrà valutare se il sistema di financing di stampo americano funziona anche in Italia.
Per ora #fightthenanism.

Non sapevo il mercato fosse Hipster

Mercato della terra, una volta a settimana i contadini della zona si ritrovano nel cortile del cinema lumiere in via azzo gardino qui a bologna e mettono a disposizione prodotti a km zero, super bio, super sticazzi etc etc. Molto bello, molto trendy, tante foto (fatte con instagram…così i tuoi figli non sapranno il colore di un pomodoro vero per colpa di tutti quei diavolo di filters), tanti check in su foursquare (tanto la gente il sabato mattina dorme quindi non ce ne frega un ca’ di dove sei.)…il punto é:anche andare al mercato ora é hipster? E se gli hipster sono le avanguardie della moda e ora si mettono ad andare al mercato, consuetudine vecchia di migliaia di anni tra noi mortali, significa che sono talmente new da essere old?20121011-233539.jpg

Bene, anche per oggi credo di aver sputato tutte le parole chiave possibili e google mi sarà grato, il succo é: se il sabato mattina non sei troppo sbronzo dalla sera prima e per qualche strano motivo hai deciso di alzarti invece di dormire fino alle 15 vattene al mercato della terra che ci sta la roba buona. E poi unisciti alti hipster che sicuramente troverai, in fondo vogliono solo un po’ di attenzione.
Più info qui

La sicurezza che non c’è.

Un dispositivo sicuro è un dispositivo spento, possibilmente con la batteria staccata perchè non si sa mai. In ogni momento dati e informazioni che immettiamo nei nostri PC e smartphone sono potenzialmente recuperabili da chiunque sia abbastanza esperto e interessato a farlo. Ma in realtà questo è problema da poco dato che immettiamo quotidianamente di nostra spontanea volontà una montagna di informazioni circa la nostra vita su tutti i social network del mondo che poi le riutilizzano a scopi commerciali.

Detto ciò Avi Rubin nel talk qui di seguito parla dell’hackeraggio di dispositivi inusuali quali peace maker e automobili bersagli sfortunatamente poco protetti ma interessanti tanto quanto un pc.

Medicina e Tecnologia: Cartelle 2.0

TED (conference)

Image via Wikipedia

Conoscere la propria situazione è la base di partenza per poter agire sulla propria salute. Tipicamente ci affidiamo al nostro medico che analizzata la nostra cartella clinica ci da un responso parlando come un oracolo alla folla adorante. Il povero paziente ascolta attentamente e se è saggio prende appunti…ma in realtà nessuno lo fa.

Nel TED talk qui di seguito Thomas Goetz propone una revisione radicale di come i dati vengono analizzati e presentati sulla cartella medica con il fine di lasciare al paziente un documento che gli sia realmente utile e grazie al quale possa rendersi più sano.

Medicina e tecnologia: Geomedicina

“No doctor can I remember ever asking me, ‘Where have you lived?’ They haven’t asked me [about] the quality of the drinking water that I put in my mouth or the food that I ingest into my stomach.” (Bill Davenhall)

La medicina è un ambito che può grandemente beneficiare dal progresso tecnologico e infatti già si comincia a sentire di startup Health-Tech che nascono a questo crocevia. In questo Ted Talk Bill Davenhall suggerisce di integrare la nostra cartella clinica con informazioni geografiche circa i luoghi in viviamo dato che le variabili ambientali giocano un ruolo importante circa la qualità della nostra vita.

La gente cerca cose assurde

Oggi per la prima volta da quando ho aperto questo blog sono andato a leggere la lista delle entry inserite nel motore di ricerca del blog. L’avrei dovuto fare prima perchè mi ha chiarito quali delle tematiche trattate interessano la gente che approda sul mio blog. Grazie a queste informazioni oltre a continuare a scrivere con ritmo random post su temi nuovi riprenderò anche argomenti già trattati in base alle vostre ricerche.

Tra le ricerche alcune sono decisamente da ridere:

Blogging Workflow

Blogging Workflow (Photo credit: cambodia4kidsorg)

“è vero che ci sono stati di casi di persone che venivano dal futuro”

“se abbiamo fatto cilecca con i comandamenti rispettiamo almeno la costituzione”

“qualcuno viene a trovarci dal futuro?”

Trattori Open Source

“I finished my 20s with a PhD in fusion energy, and I discovered I was useless.”

(Marcin Jakubowski)

Il nostro stile di vita è controllato da strumenti costosi e complessi pensati non per durare ma per rompersi. Marcin Jakubowski  in questo brevissimo TED Talk spiega come è arrivato all’idea di creare un archivio contente progetti e specifiche open source per creare macchinari che permetterebbero la creazione e il sostentamento di un villaggio utilizzando materiali locali.

Il dilemma del ricco e del re…e di come zuckerberg l’ha ignorato!

English: Mark Zuckerberg, Facebook founder and...

Image via Wikipedia

Qualche anno fa la Harvard Business Review pubblicò un interessante articolo nel quale si  sosteneva la tesi che ogni imprenditore prima o poi si trovava davanti ad un bivio:

  • Diventare ricco (facendo crescere la sua azienda più in fretta grazie a capitali esterni cedendo però quote significative della società)
  • Essere Re (ovvero rimanere alle redini della propria azienda ma facendola crescere molto più lentamente e ottenendo risultati molto più in là nel tempo).

 

In un recente articolo di Techcrunch l’autore mostra come il CEO di Facebook sia riuscito ad ottenere condizioni contrattuali che lo porteranno a controllare più del 50% delle azioni con diritto di voto della società e a poter nominare tutti i membri del consiglio di amministrazione anche dopo l’imminente quotazione in borsa, che sarà ovviamente stellare.

[via Techcrunch]

Customer Service: un’esperienza positiva

zoho logoNon so voi ma il mio rapporto con i Customer Service di qualunque azienda non è mai stato buono e di solito ottengo risposte che vanno dal “non la possiamo aiutare” al “scusi non la sento …bzzzzzzz….clic”. Una volta tanto però sono stato piacevolmente aiutato.

Un pò di tempo fa ho cominciato ad usare ZOHO utilizzando il trial di 15 giorni gratuito senza però segnarmi la data di scadenza e senza preoccuparmi minimamente del destino dei miei dati una volta scaduto il test (Errore non grosso ma madornale per chi ha appena finito di scrivere un post sulle buone abitudini per chi usa  il cloud computing). Ovviamente il 16° giorno mi sono reso conto che la parte di software che utilizzavo non  era compresa nella free suite e che i miei dati erano quindi bloccati ed inesportabili. Dopo aver tentato senza successo per un pò mi sono rassegnato e ho scritto al support di ZOHO aspettandomi la solita risposta, invece ho ricevuto una veloce risposta che mi diceva che mi avevano rinnovato il trial di altri 15 giorni permettendomi così di esportare i dati. Un grosso applauso quindi al support di ZOHO e un’esempio da seguire per tutti gli altri.

L’IT che cambia

Alle elementari quando mi chiedevano che lavoro faceva mio padre non sapevo spiegare cosa facesse il capo del CED ma poi col tempo (e qualche visita in azienda) capii che lui era il responsabile di enormi macchine ronzanti nere senza le quali l’azienda si sarebbe fermata.

Fast forward a maggio 2011:  google (e molte altre) offrono servizi di cloud computing grazie ai quali se anche l’azienda va a fuoco basta fornire dei pc nuovi ai dipendenti per ricominciare a lavorare senza aver perso neanche un bit.  E le enormi macchine nere ronzanti? Sparite…in quella che era la loro stanza ora puoi metterci una piscina di palline per i dipendenti che si vogliono sentir ancora bambini.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica ed anche il cloud compunting ha i suoi punti deboli ma anche possibili soluzioni:

Sicurezza: se l’utente può accedere ai dati aziendali da qualunque browser l’azienda è esposta a rischi di spionaggio industriale maggiori rispetto al normale.

Connessione: dato che lavoriamo in remoto la connessione internet deve essere solida e senza di essa non si lavora. Nel caso specifico italiano questo è un problema che affligge tutte le zone montane e molte altre zone non servite da ADSL. Ma per gli altri tutto ok!

Scalabilità: se da un lato è sicuramente un’ottima soluzione per la piccola e media impresa che si vede eliminato il problema della gestione dell’hardware migrare o creare grandi sistemi per grandi imprese potrebbe essere ostico o impossibile.Google apps però ha clienti come Virgin America il che farebbe pensare che scalare il sistema non sia poi così infattibile.

Lock-in dei dati: i dati devono essere esportabili in un formato compatibile con altri sistemi sia di cloud compunting che di IT standard.Molti fornitori stanno lavorando a degli standard ma ovviamente se la prendono comoda.

Downtime: se i server del tuo fornitore sono down non puoi lavorare ne accedere ai tuoi dati, fortunatamente tutti i dati e le applicazioni sono usualmente attive su vari datacenter intorno al mondo con funzionamenti garantiti per il 99,99% del tempo. Meno di 9 secondi al giorno.

Concludo dicendo solamente che io penso che il cloud computing valga i rischi che comporta e porti ad una grossa riduzione dei costi di gestione dell’hardware aziendali ed agli annessi costi energetici.

A voi la parola.

Salva il museo, salva l’Italia.

“L’Italia è un museo a cielo aperto [...]” “Potremmo vivere solo di turismo [...] ” Entrambe sono frasi che mi capita di sentire di tanto in tanto e che condivido in pieno. Peccato che quando un turista entra in un museo italiano il più delle volte viene catapultato nell’equivalente museale del paleolitico.

I nostri musei hanno bisogno di fondi da poter investire per rimanere al passo coi tempi e far appassionare giovani e meno giovani alla cultura e all’apprendimento in senso lato.

Rimanere al passo coi tempi significa rinnovare quelle collezioni esposte come negli anni ’50 modernizzando spazi e attrezzature ed eliminare in un colpo solo cose come etichette scritte a macchina o peggio a mano e teche polverose dove i manufatti sono assiepati in spazi minuscoli.

Sento però il bisogno di spezzare una lancia a favore delle visite guidate che sono a dir poco fantastiche: personale preparato mi ha sempre illustrato con dovizia di particolari tutte le collezioni seguendo un filo logico che altrimenti non avrei colto. A questo proposito audioguide e materiale illustrativo di qualsiasi tipo dovrebbero essere la regola per ogni museo e non solo dei più grandi o solo in occasione di eventi/mostre particolari come invece avviene oggi, permettendo così al visitatore di fare una sorta di visita guidata in autonomia.

Imparando dai nostri amici scandinavi mentre riattrezziamo i nostri musei dovremmo inoltre tenere un occhio di riguardo nei confronti dei bambini per i quali dovrebbero essere pensati approcci, laboratori e spazi che rendano interessanti ed alla loro portata contenuti altrimenti criptici e noiosi.

Museo Civico Archeologico di Bologna

Museo Civico Archeologico di Bologna

Puntando lo sguardo verso il futuro  possiamo pensare ai musei non solo come luoghi dove i visitatori riscoprono conoscenze acquisite in periodo scolastico ma viverli anche come luoghi dove le persone possano entrare e respirare aria nuova grazie a seminari, convegni e laboratori che forniscano punti di vista nuovi o diversi per favorire la crescita di idee nuove e lo sviluppo di una mentalità critica.

I legami con gli istituti di formazione -asili e scuole primarie e secondarie- vanno stretti e fortificati al fine di creare iniziative per arricchire la cultura personale dei giovani studenti il più possibile; la discussione con gli studenti può continuare anche al di fuori delle mura scolastiche e del museo per spostarsi in tutti quegli spazi virtuali offerti dai moderni social media che essendo anche il canale primario d’informazione per buona parte della popolazione giovane fungeranno da amplificatore pubblicitario.

Infine l’entrata ai musei dovrebbe essere gratis. A Bologna i musei cittadini sono stati gratuiti per qualche anno e parlando con il personale ci si sente dire l’ovvietà, cioè che durante quel periodo il numero di ticket staccati in un giorno era di gran lunga maggiore rispetto ad oggi e che la gratuità dell’ingresso attirava comitive di turisti extra nella nostra città. Questo non vuole essere un invito alla privatizzazione del nostro patrimonio museale ma, dato che i soldi pubblici non bastano, sicuramente esistono modi e maniere per ricevere sponsorizzazioni da enti privati ricordando che comunque l’oggetto dell’esposizione non è il brand di turno ma il nostro paese.

La Startup che non c’è.

E così sei italiano e per qualche strano motivo decidi di farti del male e vuoi avviare una tua attività, magari coltivi pure il sogno (italo)-americano del geek/nerd diventato milionario alla Zuckerberg o alla Brin e Page; ma purtroppo sei nato nel paese sbagliato. Infatti diventare imprenditori nell’Italia di oggi è più che mai complesso, non solo per la crisi che attanaglia il paese in un totale immobilismo politico ma anche per la scarsità di incentivi all’iniziativa imprenditoriale. A completare il quadro negativo c’è la burocrazia nel quale il nostro paese affoga da decenni.

Grazie alla potenza del web un pò di tempo fa ho scoperto che la Banca Mondiale ha creato il sito www.doingbusiness.org che in sostanza non è che una mega graduatoria dei paesi del mondo ordinati in base alla facilità di gestire un’impresa dalla nascita alla morte della stessa. La graduatoria è dinamica e quindi si possono scegliere tanti indicatori per trovare il paese che soddisfi i nostri interessi.

Ordinando la classifica in base al parametro: facilità di avviare un’impresa le prime 5 sono:

Nuova Zelanda, Australia, Canada, Singapore e Macedonia. L’italia è all’ 68° posto

La Top 5 della graduatoria generale che comprende tutti gli indicatori è:

Singapore, Hong Kong, Nuova Zelanda, UK, USA. L’Italia è all’ 80° posto

Dato che sia Nuova Zelanda che Singapore compaiono in entrambe le top 5 mi sono chiesto cosa facessero di così straordinario questi paesi per ottenere risulati così brillanti, la risposta? Nulla che non si possa fare anche da noi. In entrambi i paesi hanno snellito il sistema burocratico al punto che per avviare un impresa ci vogliono 1-3 giorni e le pratiche si svolgono online. Quindi teoricamente iniziando la mattina entro fine giornata hai avviato la tua impresa e speso circa 160 dollari (in nuova zelanda) in burocrazia. Inoltre il capitale minimo per la tua impresaè 0 in entrambi i paesi.

Migliorare la situazione in cui versa il nostro paese è possibile ma a mancare più che le idee mi sembra non ci sia la volontà.

Lezioni di crescita dalla Corea del Sud

L’Italia era un paese fantastico con un sacco di potenzialità per un futuro brillante ma purtroppo nell’ultimo ventennio tra le tante cose che ci siamo scordati di finanziare, sprecando denaro in asfalto e cemento, ci sono ricerca e infrastrutture, che per definizione sono la spina dorsale della crescita di un paese assieme alla cultura.

A questo proposito mi è venuto in mente un articolo che ho letto qualche mese fa durante un lungo volo intercontinentale. L’articolo pubblicato su TIME studiava minuziosamente i motivi della enorme crescita dell’economia sudcoreana negli ultimi anni. Di tutto l’articolo ci sono 2 estratti che vorrei condividere con voi:

“[...] I coreani spendono il 3,5%  del PIL in R&D, contro solo l’1,5% della Cina e meno dell’1% della Malesia e dell’India. [...] “

“[...] Le aziende coreane trattano ogni dipendente in maniera meritocratica. Da quando il mercato è diventato globale e la lotta per rimanere sul mercato si è fatta aspra e il focus è diventato trattenere il talento piuttosto che mantenere in auge le vecchie discriminazioni (nei confronti delle donne in azienda). [...]“

Bandiera della Corea del Sud

Bandiera della Corea del Sud

E’ così che la Corea è passata dall’essere uno stato che nel periodo degli anni ’60-’90 faceva beni di scarsa qualità e che attirava gli investimenti esteri con manodopera a basso costo ad uno stato con un economia al passo con i tempi che in alcuni settori da addirittura del filo da torcere a paesi dal consolidato successo. L’esempio chiave che viene fornito dall’autore Michael Schuman riguarda il settore dei TV LCD, dominato oggi dalle coreane Samsung e LG che hanno scippato il mercato ai nipponici tipicamente leader del mercato tecnologico.

A tutto ciò va aggiunto che la Corea del Sud investite da molto tempo in fibra ottica in maniera massiva, garantendo connessioni ad internet di prima qualità ai suoi cittadini.

Questi ingredienti si ritrovano in ricette usate in molti paesi che 10 anni fa erano etichettati come “in via di sviluppo” e che oggi stanno divorando quote di mercato allo Zio Sam e a Nonna Europa con la stessa facilità con la quale si beve un bicchiere d’acqua.

All’Italia quindi non resta che adattare la strategia usata dai nostri amici asiatici e godere dei risultati.

Invenzioni di oggi per l’energia del domani

Sulla via del ritorno da uno dei miei ultimi viaggi mi sono letto con piacere l’uscita speciale di  TIME dedicata alle migliori invenzioni del 2010. Ho prestato particolare attenzione a quelle a tematica energetica ovvero che propongono un nuovo modo per produrre e sfruttare meglio l’energia elettrica. Si vede chiaramente una convergenza delle nuove invezioni verso 2 settori chiave che esploderanno ulteriormente nei prossimi anni: la domotica e l’auto elettrica.

Creston Apps Per L'Home Automation

Creston Apps Per L'Home Automation

Per quanto riguarda la domotica il futuro ci porterà la possibilità di avere con costi bassi ed in tempo reale i consumi di tutta la casa anche a livello di singolo elettrodomestico, ovviamente l’accendere/spegnere elettrodomestici e luci ed aprire/chiudere porte e finestre sono tecnologie anch’esse già consolidate i cui prezzi presto scenderanno. Inoltre tutto ciò sarà gestibile via smartphone da ovunque ci sia una connessione wireless.

Le automobili avranno batterie che garantiranno una percorrenza urbana superiore al chilometraggio che presumibilmente svolge la maggior parte della popolazione in una giornata. Abitazioni e parcheggi avranno la possibilità di ricaricare le batterie delle auto attraverso prese universali permettendo così a chi fa tratte brevi di avere la macchina sempre carica. Sparsi per le città e nelle autostrade ci saranno stazioni di servizio che permetteranno a chi effettua lunghe tratte superiori alla carica totale della batterie di cambiare le proprie batterie scariche per delle cariche in pochi secondi .

Tesla Roadster by Tesla Motors

L'auto elettrica sportiva Tesla Roadster

In uno scenario complementare le strade urbane avranno guide metalliche incassate nella carreggiata dove scorrerà energia elettrica permettendo così ai veicoli di utilizzare l’energia delle guide invece che quella delle batterie che verrà conservata per i percorsi dove le guide non siano presenti.

Grazie ad internet ed alle moderne tecnologie informatiche tutto il sistema può essere tranquillamente monitorato in tempo reale ed utilizzando pratici algoritmi il numero di batterie in circolazione sarà minimizzato minimizzando così anche il loro impatto ambientale.

E’ chiaro che chi per primo riuscirà a ridurre la dimensione delle batterie a parità di capacità sarà il leader del mercato energetico del domani.

Il delirio di onnipotenza del Marketing

L’idea di riuscire vendere ghiaccio agli eschimesi mi ha sempre affascinato e per anni ho coltivato la folle idea di creare strategie e stratagemmi che permettessero di guidare le scelte delle persone in materia di acquisti. Ma ora basta. Ho deciso che bisogna mettere un freno alla follia collettiva. Sono giunto a questa conclusione quando aggirandomi per le scansie di un supermercato ho visto i seguenti oggetti:

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Voglio sapere chi è il genio che ha pensato di trasformare il sale facendolo passare da normale prodotto da cucina a prodotto di lusso tra i più cari sul mercato. Io nella mia limitatezza cerebrale non penso sarei mai riuscito a concepire una boiata più megagalattica, talmente stupida da essere di successo. Quando penso a questo genio -o peggio: team di geni- mi vengono in mente persone che siano un incrocio tra gli sceneggiatori di Occhi del Cuore e Gordon Gekko.  In sostanza dei geni del male con il gusto per il trash.

Ora, non so se voi siate degli avidi consumatori di Sale Nero delle Hawaii o di Fiocchi di Sale di Cipro ma la verità è che vi ci stanno prendendo per i fondelli, e alla grande. Il sale da 130 euro al chilo è solo la punta dell’iceberg, la campanella d’allarme che ci dice che da qualche parte qualcuno sta tramando alle nostre spalle di noi consumatori. Ovviamente la soluzione sarebbe non comprare ciò che nella vita è superfluo ma la mia non vuole essere una crociata contro il consumismo sfrenato che guida la distruzione dell’ecosistema dal quale dipendiamo ma vuole essere uno spunto di riflessione nei confronti di un dato di fatto:

Il marketing fa leva sulla piramide di Maslow per renderci dei clienti fedeli, non per renderci felici.

I miei dipendenti non mi odiano, ecco come ho fatto.

In realtà di dipendenti non ne ho, in realtà non ho neanche un’azienda; ma se l’avessi sicuramente mi preoccuperei che la gente venisse a lavorare con un sentimento il più prossimo alla felicità possibile. Usando il alcuni piccoli accorgimenti dettati dal buon senso possiamo rendere la vita lavorativa di tutti migliore. Prima di tutto elasticità negli orari: registrare ossessivamente l’orario d’entrata e di uscita dei dipendenti richiede risorse che potrebbero essere tranquillamente allocate altrove.

 

From Flickr

by Yewwei.tan on Flickr

 

Le entrate in ritardo e le uscite in anticipo devono essere accettate e tollerate, purchè il tempo perso venga recuperato ed il lavoro da fare venga fatto con il livello di qualità e attenzione atteso entro i tempi dati. Lo stesso ragionamento va applicato ai singoli giorni di ferie che vengono presi a causa di emergenze o anche solo per allungare un week end. Come al solito la cosa importante è che l’assenza venga notificata il prima possibile e che il lavoro venga svolto con i crismi di cui sopra. Inoltre una cosa che io mi aspetterei è che il capo riferisca spesso a tutti in quale direzione stiamo andando ed in quale situazione si trova l’azienda. Se l’azienda sta andando male o bene i dipendenti lo devono sapere affinchè si preparino ad eventuali cambiamenti, siano essi positivi o negativi. Anche l’ambiente di lavoro inteso come spazio dove avviene l’attività lavorativa gioca un ruolo nella corsa verso la felicità del dipendente. Lo spazio di lavoro deve emanare un senso di apertura e positività. Personalmente sono un fan dell’open space e quando leggo di CEO che si mettono nella scrivania accanto ai programmatori e implementano rotazione dei posti (come alle scuole elementari e medie) in grandi spazi senza muri non posso che essere felice. Queste cose non sono giochi da bambini ma aiutano le persone a conoscersi e a sviluppare una certa coesione a livello aziendale. Panem et circenses: all’interno dell’azienda deve esistere uno spazio dedicato allo svago ed uno dedicato al cibo. Un dipendente affamato o stressato rende meno di uno sazio e rilassato, quindi non si vede proprio perchè non si dovrebbe dare la possibilità alla gente di soddisfare questi bisogni. Nello spazio giochi un ping-pong o un calcio balilla possono fare la differenza. Attiguo a questo spazio dovrebbe esserci una sala dove i dipendenti possano prepararsi i pasti e finire di preparare quelli portati da casa.

 

From Flickr

by Swamibu brought from Flickr

 

Ultimi temi da trattare ma non per importanza sono l’abbigliamento ed i social network. Per quanto riguarda l’abbigliamento chiunque non debba entrare in contatto con i clienti deve potersi vestire come preferisce, se faccio bene o male il mio lavoro sicuramente dipende da quanto sono preparato e non da come mi vesto; obbligarmi ad indossare abiti estranei alla mia quotidianità mi renderanno la giornata quantomeno più scomoda. I social network calano la produttività? No. Prima di Facebook & C. il dipendente passava il tempo su siti di giornali o al telefono o pensando ai fatti suoi…il fatto che un dipendente che passi ore sui SN invece di lavorare non è che la punta di un iceberg di problemi più grossi a livello di motivazione ed interesse ai progetti ai quali è stato assegnato. Questi erano tanti piccoli flash su come io gestirei un’azienda e lo staff o come vorrei essere gestito nel caso mi trovassi nella situazione opposta. Ora tocca a voi dirmi come è il mondo reale.

Umberto Cesari: l’alta qualità approda sul web!(O almeno ci prova)

Umberto Cesari è un’azienda vinicola emiliana di successo che fa della qualità il suo cavallo di battaglia, cosa che le ha permesso di fare incetta di premi nel corso degli anni.

Recentemente sono finito per caso sul loro sito e devo dire che sono stato particolarmente soddisfatto nel trovarlo abbastanza completo sul fronte delle nuove tendenze tecnologiche.

L’azienda si è attivata per crearsi una presenza online ed infatti ad oggi ha tutto il corredo standard completo di pagina su Facebook, account su Twitter, canale su  Youtube, feed RSS e newsletter.

Purtroppo l’unico strumento veramente utilizzato dall’azienda è la pagina di Facebook attraverso la quale vengono pubblicizzati informazioni, foto ed eventi che di tanto in tanto compaiono anche in inglese al fine di dare un respiro internazionale al brand.

Le notizie pubblicate su Facebook vengono poi twittate al fine di far echeggiare ulteriormente il marchio di Umberto Cesari su Internet; per il resto l’account twitter è piuttosto trascurato ed infatti ha solo una decina di follower.

Il canale Youtube ospita i video fatti durante grandi fiere del settore come Vinitaly, cosa che potrebbe essere considerata uno spreco date le potenzialità dello strumento, per esempio potrebbero essere filmate e proposte alcune fasi della produzione/imbottigliamento del vino.

Il feed RSS a fondo pagina nel loro sito non funziona e questo è un bel danno perchè tutti gli utenti non saranno aggiornati e quindi non potranno parlare del brand. Tanto passaparola perso per colpa di una manciata di settaggi mal impostati.

Il grande assente del sito è secondo me uno store per vendere il vino direttamente online senza bisogno di passare attraverso ulteriori intermediari.

Detto ciò gli aspetti sui quali oggi si può migliorare, oltre a quelli strettamente tecnici come il feed rss, sono legati alla generazione di una conversazione da parte dell’azienda con gli utenti  non solo attraverso facebook ma anche usando twitter, youtube ed eventuali ulteriori strumenti  ricordandosi di ascoltare le risposte di chi legge. Inoltre è auspicabile che l’azienda partecipi attivamente in contesti online dove si parla e discute di vino e di tematiche attinenti al business.

Si può quindi concludere che, benchè l’uso ancora primitivo degli strumenti online oggi disponibili, Umberto Cesari si sta affacciando al mondo di Internet in maniera positiva e completa.

Web Marketing & Social Network

In un mondo la cui velocità d’innovazione aumenta sempre di più rimanere aggiornati e al passo coi tempi si fa sempre più difficile. Le cose che oggi studiamo all’università risultano essere desuete e
Social-Marketing superate appena ci immettiamo nel mondo del lavoro. Essere aggiornati è quindi un fattore critico della nostra competitività nel mondo del lavoro.

Due dei tanti temi sui quali mi piace rimanere aggiornato sono il Marketing e i Social Media e proprio di queste materie si discuterà in un evento promosso da ASSI di cui sono co-organizzatore in data 23 Giugno 2010.

Leggi il programma e se ti piace vieni a trovarci!

Better Software 2010

Sunset Over Florence by Stevehdc from Flickr

La seconda edizione di better software si è appena conclusa ed è quindi tempo di riflessioni e valutazioni. Per questa edizione gli organizzatori hanno realizzato 3 flussi contemporanei di talk per entrambe le giornate della conferenza. La prima giornata è stata dedicata a tematiche generali mentre la seconda si è concentrata principalmente sull’Agile e sull’Open Source.

La platea della seconda edizione è raddoppiata e il numero di talk è aumentato,  purtroppo tutto ciò è stato oscurato da salette minuscole (ad eccezione dell’auditorium che invece era sovradimensionato), dalla scomodità della ristorazione e da qualche problema con la wifi.

Ma fortunatamente la maggior parte della gente, me compreso, valuta la qualità di una conferenza in base a relatori e opportunità di networking che si generano; e su questo punto Better Software 2010 è stato sicuramente un grande successo.

Sono partito con il talk di Omar Cafini riguardante lo sviluppo e la vendita di applicazioni per iPhone. La sua presentazione è stata completa ed interessante, infatti ha portato esperienze personali e dati ufficiali declinandoli nella maniera adeguata permettendo, anche a chi in platea non ne sapeva niente, di capire come funziona questo piccolo grande mercato.

A seguire c’è stata una presentazione sull’Augmented Reality che è decisamente una direzione nella quale ognuno di noi dovrebbe fare ricerca per scoprire, pensare ed ideare nuove applicazioni (tutte rigorosamente mobile) dato che è uno dei settori che di qui a qualche anno crescerà moltissimo.

L’ultimo talk che ho seguito prima della pausa pranzo è stato quello di Andrea Santagata che grazie alla sua grande esperienza nel campo delle tech startup in italia ha mostrato ad una platea attenta la sua visione sulla fattibilità di startup web in italia. Presentazione molto inquadrata e convincente.

Dopo il misero pranzo ho assistito a quello che secondo me è stato il talk migliore delle 2 giornate.

Il titolo del talk: “Cose che ho imparato negli ultimi 2 anni” mi aveva lasciato piuttosto perplesso ma Giacomo Guillizzoni, bolognese doc emigrato e ritornato dagli States, ha spiegato alla platea le cose che ha imparato da quando ha lanciato Balsamiq, la sua startup, trasmettendo grande umiltà e disponibilità nonostante il mega successo che la società sta avendo. E’ stato veramente emozionante sentire da Giacomo la sua storia, quella del suo prodotto ed i pilastri sui quali ha basato la sua azienda.

Luca Mascaro ha avuto l’ingrato compito di parlare subito dopo Guillizzoni e quindi il suo talk mi è sembrato meno brillante di quanto sicuramente è stato. Le sue idee su come si dovrebbe fare il design della UX sono molto interessanti e sicuramente da approfondire

Dopo il coffee break sale sul palco Antonio Volpon che con la sua ennesima ma sempre bellissima presentazione con immagini ad alto impatto visivo ha raccontato al pubblico la sua visione ed alcune best practices che andrebbero adottate nel gestire la propria online presence.

In conclusione si può dire che anche nel 2010 ci siamo portati a casa da better software una vagonata di idee e spunti positivi da esplorare e sui quali riflettere.

Una sola richiesta per lo staff: cambiate sede!

Open Data: motore dell’innovazione

Le decisioni e l’innovazione sono guidate dalle informazioni.

Aumentare il volume di informazioni a nostra disposizione significa migliorare la qualità delle nostre idee e diminuire la probabilità d’errore.

I governi di tutto il mondo hanno archivi con una quantità a dir poco sconfinata di informazioni relative a praticamente tutto ciò ci riguarda e circonda.

Sapendo queste 3 cose le conseguenze sono immediate: permettere a tutto il pubblico di accedere a tali informazioni, il tutto in forma aggregata rispettando le normative sulla privacy.

Questa filosofia si chiama Open Data e prevede per l’appunto la libera fruizione di database ben definiti da parte dell’umanità tutta. I database dei quali questo movimento richiede l’apertura sono tanti, ma in particolar modo si fa riferimento a:

  • Database governativi di ogni tipo
  • Database scientifici
  • Database medici
  • Database ambientali

Le applicazioni conseguenti sono virtualmente infinite, alcuni esempi:

  • Geomedicina
  • Geomarketing
  • Open government

Per farsi un’idea più precisa di cosa sia possibile fare e cosa sia già stato fatto consiglio caldamente questo talk tenuto da Tim Berners Lee a TED. Su youtube il video è in inglese, per chi necessitasse si sottotitoli in italiano li può trovare guardando il talk direttamente dal sito di TED: http://www.ted.com/talks/tim_berners_lee_the_year_open_data_went_worldwide.html

Il nostro compito deve essere quindi promuovere e adottare standard di condivisione e apertura delle informazioni e dei database per guidare l’economia verso uno sviluppo sostenibile. E’ importante ribadire che questa politica di gestione dell’informazione non deve essere e  non è per niente legata a nessuna ideologia. Si tratta semplicemente di un modo per favorire la crescita

Ulteriori Informazioni: Open Data Open Government

Un MBA negli USA

 

Recentemente mi è frullata in testa l’idea di continuare il percorso di studi (quando finalmente mi sarò laureato) con un’esperienza negli USA sotto forma di MBA.

Ho esplorato vari siti di testate giornalistiche famose (Financial Times,Business Week,Economist,Wall Street JournalUS News) scoprendo che ognuno alla propria maniera ha redatto un ranking delle business schools americane e internazionali.
La modalità di realizzazione del ranking è abbastanza importante, la maggior parte delle volte troverete tabelle dinamiche che possono essere gestite in maniera tale da potervi creare un ranking personalizzato.

L’idea originale dell’MBA è quella di un corso di 2 anni Full Time che in sostanza è l’equivalente della laurea specialistica, conosciuta in italia anche come laurea magistrale.
Esistono tutte le variazioni sul tema possibili, da quelle per executive,a quelle in modalità e-learning, a quelle concentrate etc etc. Io ho scelto di concetrarmi sulla modalità Full Time perchè è in quella direzione che vorrei andare.

Il processo di selezione delle scuole è tutt’altro che facile perchè anche solo limitandosi agli MBA “versione originale” ci troviamo di fronte a programmi molto vari: ci sono quelli che creano manager di successo (come Harvard ) o quelli che creano imprenditori (comeStanford) o quelli che creano figure finance-oriented (comeWharton). Questo è solo un piccolo cenno della varietà dell’offerta proposta e da analizzare attentamente per trovare il proprio percorso.

Alla fine della panoramica avevo la testa piena di belle impressioni, idee e sogni.
In realtà fermandosi un’attimo a riflettere si scoprono che i passi da fare per accedere ad un MBA non sono pochi e non sono facili.
Infatti per tentare d’entrare in una delle università USA vi serve:

  • Un buon livello d’Inglese (= TOEFL / IELTS con livelli minimi dipendenti dall’università)
  • Una certificazione GMAT (sempre con livelli minimi)
  • 2 recommendation letters da capi e/o clienti importanti
  • 2-8 anni di lavoro pregressi in base alla scuola ed al corso
  • 150-200€ per ogni application che mandate ad ogni scuola

Tutto ciò che è scritto fin qua è solo l’inizio. Ho avuto l’occasione di scambiare un paio di mail con uno studente di Berkeley e gli ho fatto qualche domanda tentando di scendere un pò nei dettagli che non sono approfonditi sui siti.
Qui di seguito il botta e risposta tra me e Gabriele.

> Ma alla fine della fiera quanto si spende di tasse universitarie? Quanto spendi per mantenerti?

So che le tasse sono aumentate un po’ quest’anno [2009 n.d.r.], e puoi sicuramente trovare il numero preciso sul sito.
A grandi linee, ti conviene prevedere circa $40,000 in tasse + $20,000 per mantenerti, all’anno.
So che detto così sembrano un sacco di soldi: lo sono, devi per forza vederlo come un investimento.

> Hai ottenuto una borsa di studio?è vero che la maggior parte degli studenti ne ha una?

Sì, ho una borsa di studio che mi copre il 50% delle tasse.  Si tratta di una borsa per merito assegnata a discrezione dell’ufficio ammissioni, semza che io abbia chiesto nulla e senza spiegare la motivazione.

È vero che molti studenti hanno una borsa di studio.  Altri stati (la Spagna, per esempio) mettono a disposizione dei propri cittadini che vogliono studiare all’estero molte opportunità di ottenere soldi.  Purtroppo l’Italia no, per ora.  Inoltre, molte aziende pagano il master ai propri dipendenti più promettenti.

Se sommi le borse di studio nazionali, quelle assegnate dalla scuola, e quelle date dalle aziende, risulta che gli studenti che si pagano da soli il 100% del master non sono moltissimi.  Credo comunque che siano un buon 20-25%.

Ricevere una borsa di studio non è molto prevedibile, quindi se sei motivato conviene che ti metti nello stato mentale di dovertelo pagare.

> Io devo ancora fare la tesi, dici che riuscire a farla con un professore di Berkeley favorirebbe la mia ammissione all’MBA?

Secondo me non fa molta differenza.  Un ottimo percorso accademico aiuta, ma le connessioni con Berkeley non sono importanti.  Inoltre, lo stesso percorso accademico è solo uno dei molti elementi presi in cosiderazione nella selezione.

> Se non si hanno precedenti esperienze lavorative ha senso fare un MBA?

Secondo me, no.  Inoltre, essere ammessi diventa molto più difficile. Uno dei criteri di selezione è quanto tu puoi contribuire alla classe in termine di esperienza e conoscenze: se non hai mai lavorato a tempo pieno il tuo contributo è molto limitato.

> Cosa ti ha spinto a scegliere Berkeley?Perchè non Harvard,Wharton, la Columbia o una qualsiasi altra università?

Volevo venire negli USA, per l’esperienza culturale e per il master di 2 anni.  Mi interessa la tecnologia, e nulla batte l’area di San Francisco in termini di innovazione e stimoli.  Cercavo un ambiente sereno e positivo, con persone valide ma non presuntuose.

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Possiamo dire che chiunque voglia seguire un MBA negli USA si deve preparare a sacrifici in termini di spesa e preparazione/impegno necessaria  ma che, dati alla mano, dovrebbero portare in futuro miglioramenti consistenti di stipendio, qualità ed interesse per il proprio lavoro.

Social Network e Medicina:PatientsLikeMe

“Pazienti che aiutano pazienti”  questo è il motto di PatientsLikeMe, social network centrato sulla condivisione di informazioni mediche  partecipato da migliaia di persone con malattie incurabili /progressive /degenerative.

PLM HP
PatientsLikeMe HomePage

Nato dalla mente di 3 Ingegneri del MIT PatientsLikeMe ha raccolto in un enorme database le informazioni fornite spontaneamente dagli utenti e permette a quest ultimi di elaborare e “prevedere” l’andamento della propria malattia in funzione di dati indicatori in input come per esempio l’assunzione di un tale medicinale piuttosto che un altro.

Secondo James Heywood, co-fondatore e chairman,  ciò che rende il portale un successo senza precedenti è la possibilità di condividere storie e speranze che attenuano la sensazione di solitudine ed abbandono che solitamente le malattie terminali infondono nei pazienti.

Condizione necessaria per iscriversi al sito è essere un paziente o un operatore medico, chi non lo è potrà usufruire comunque della maggior parte dei dati dato che la politica di openess che promuove il sito è stata abbracciata da gran parte degli iscritti.

Ciò favorisce non solo il circolare delle informazioni ma promuove anche la ricerca e le nuove scoperte che si spera tramutino malattie terminali in curabili.

Il sito è facile da usare, chiaro e completo. Come punto di partenza si può scegliere tra Pazienti, Cure o Sintomi; successivamente si può utilizzare l’agile motore di ricerca o esplorare i dati che ci vengono presentati per frequenza decrescente (nel caso di Cure e Sintomi) o per ultimo update nel caso dei Pazienti.

Già dopo i primi click ci troviamo davanti a montagne di dati che sono disponibili a operatori del campo medico e ad altri pazienti.

Uno dei vantaggi più grandi che si possono vedere attraverso l’utilizzo di questo social network è anche la riduzione del divario tra medico e paziente. Infatti un paziente più informato e preparato potrà fornire al suo medico informazioni più dettagliate riguardo alla propria situazione e potrà meglio comprendere ciò che il medico gli consiglia.

James Heywood ha presentato PatientsLikeMe in un talk alla conferenza TEDMed ad Ottobre 2009.

L’importanza del tangibile

Steve Jobs during a presentation

Photo: David Paul Morris/Getty Images giu 06, 2005

Quando si parla è necessario prestare sempre molta attenzione a ciò che si dice e valutare bene parole e affermazioni che escono dalla nostra e dalla altrui bocca. Fortuna vuole che rispettando alcune semplici regole possiamo garantire che il pubblico ne si addormenti ne tenti di uccidere chi sta parlando.

Niente affermazioni campate in aria!

La vostra idea deve essere inattaccabile e perciò è consigliabile portare prove ed esempi.

Se state sostenendo una qualsiasi  caratteristica di un prodotto questa dovrà essere sostenuta da dati di qualsiasi genere  purché attendibili e veritieri, per esempio l’integrità fisica di un prodotto dovrà essere comprovata da test di qualità e certificazioni garantite da istituti di certificazione.

Molto utili sono i confronti con prodotti simili in termini di performance, costi etc etc. Evitiamo tabelle con sbrodolate di colonne e limitiamoci a quei 2-3 indicatori importanti che fanno la differenza rispetto alla concorrenza e proponiamo un’analisi dettagliata.

Comunque vada per quanto sperimentali possano essere i vostri risultati ed esempi, daranno spessore a ciò che avete detto e a ciò che direte.

Usa solo e bene il tempo che ti viene concesso

Rispettare i tempi è apprezzatissimo in Italia e obbligatorio in contesti internazionali. Quindi attenzione al tempo!
Fai in modo che la tua presentazione duri solo il 90% del tempo che ti viene concesso, il restante 10% se ne andrà in setup all’inizio e/o in tempo extra per le domande alla fine.
Repetita  Iuvant
Provare ripetutamente l’esposizione possibilmente davanti ad una telecamera farà di noi degli oratori migliori.
La telecamera è meglio dello specchio perchè permette controlli a posteriori, evita che ci si concentri sulla propria immagine riflessa invece che su ciò che si deve dire/fare  e da la possibilità di vedere l’evoluzione delle nostre tecniche espositive.
Provare e riprovare si rivelerà molto utile per chi, come me, è alle prime armi e aiuterà a rimuovere errori come il fioccare di avverbi inutili nelle frasi (io riempivo i discorsi di “praticamente”), riduce gli “ehm…,eh…”  ed aiuta i novelli oratori a misurare la velocità con la quale parlano e comunicano.

L’importanza di essere GREAT

Nel corso della nostra vita lavorativa ci capita spesso di dover assistere o di dover fare presentazioni a colleghi o clienti. Tradurre le idee che abbiamo in mente in parole o frasi è difficile, condensare queste frasi in concetti da presentare ad una platea è un’attività complessa. Evitare che il nostro pubblico si addormenti, e che magari si ricordi i concetti principali, non ha prezzo. Ci sono alcune cose che bisogna fare e cose che bisogna evitare:

Aggettivi: aggiungono valore e danno spessore alle cose che diciamo.  Il caso Steve Jobs che durante i keynote di Apple ne fa un uso spropositato è ormai conosciuto da tutti.

Keynote su  iPad:

Tot: 100 aggettivi

Riassunto video:

Area di sicurezza: rimanere imbalsamati per tutta la presentazione nel metro quadrato dove abbiamo cominciato dà a chi osserva un’impressione negativa di insicurezza su chi sta parlando.
Una buona soluzione è parlare e camminare facendo avanti e indietro per un breve tratto, ma non troppo velocemente e non troppo spesso a meno di non voler causare mal di testa e vomito.
Slide: Le presentazioni che usate come guida devono essere le più semplici che voi abbiate mai fatto!
Mettere tanto testo è inutile e congestiona lo spazio dando un’idea di “troppo pieno” a chi osserva, se avete bisogno di più testo fate più slide dato che non costano niente!
Comunque vada non parlate dando le spalle al pubblico: è da maleducati e inoltre la vostra voce non la sentirà nessuno.
Media:se un’immagine vale 1000 parole figuratevi un video!
Per spezzare il ritmo di una presentazione lunga o più semplicemente per trasmettere meglio il messaggio usate video o fate delle demo o delle carrellate di immagini.
Presentazione aziendale: Non annoiate la gente con chi siete e per chi lavorate dato che c’è una buona probabilità che lo sappiano già se sono seduti di fronte a voi.
Ciononostante nulla vi vieta di mettere una mini-bio lunga quanto una twitterata all’inizio e mettere una slide finale con i vostri contact details.

Creatività e Confronto: Migliorano il business, Migliorano noi.

Avere un’idea è facile, ne hanno tutti, continuamente.Tramutarla in un business funzionante e redditizio è tutta un’altra musica. Avviare un’impresa è un’attività impegnativa che richiede ingenti risorse economiche e mentali.Il problema più grosso è decidere il modello di business da adattare alla nostra idea.In questa ed in altre importanti situazioni il brainstorming può rendere il processo di sviluppo meno oneroso in termini di tempo e risorse economiche.Sviluppare idee in
solitario a volte ci fa partire da basi che crediamo solide arrivando a conclusioni che si rivelano errate; creare in gruppo favorisce il confronto. Se il confronto è positivo e approcciato nel modo giusto tutti ne usciranno arricchiti.Il brainstorming è un’attività che promuove il pensiero critico e la creatività: le persone minano e fanno crollare in pochi passaggi le idee che tu hai studiato per ore, è una sfida a migliorare e migliorarsi finchè nessuno avrà più niente da dire. Ma sappiamo bene che la vera sfida è ricordarsi sempre che le critiche sono rivolte alle idee e non alle persone. Ho smesso di contare le discussioni finite a male parole dove persone, anche di notevole spessore, siano cadute in questo trabocchetto.La creatività di gruppo crea quindi idee più genuine e più sane, quindi a meno di non avere lo Steve Jobs della situazione (che comunque avrà sicuramente un team geniale alle spalle), ci conviene muoverciAll’interno di un impresa i nostri dipendenti lavorano tutto il giorno sui nostri prodotti e con i nostri clienti, ed è proprio queste 2 fasce di persone che devono essere ascoltate maggiormente!Quali saranno le nuove feature che verranno introdotte sulla nuova generazione dei nostri prodotti?Chiediamo ai clienti cosa vorrebbero e/o chiediamo ai dipendenti a contatto con i clienti cosa i clienti lamentano/vogliono.A me non sembra così difficile. Fatelo!