I miei dipendenti non mi odiano, ecco come ho fatto.

In realtà di dipendenti non ne ho, in realtà non ho neanche un’azienda; ma se l’avessi sicuramente mi preoccuperei che la gente venisse a lavorare con un sentimento il più prossimo alla felicità possibile. Usando il alcuni piccoli accorgimenti dettati dal buon senso possiamo rendere la vita lavorativa di tutti migliore. Prima di tutto elasticità negli orari: registrare ossessivamente l’orario d’entrata e di uscita dei dipendenti richiede risorse che potrebbero essere tranquillamente allocate altrove.

 

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Le entrate in ritardo e le uscite in anticipo devono essere accettate e tollerate, purchè il tempo perso venga recuperato ed il lavoro da fare venga fatto con il livello di qualità e attenzione atteso entro i tempi dati. Lo stesso ragionamento va applicato ai singoli giorni di ferie che vengono presi a causa di emergenze o anche solo per allungare un week end. Come al solito la cosa importante è che l’assenza venga notificata il prima possibile e che il lavoro venga svolto con i crismi di cui sopra. Inoltre una cosa che io mi aspetterei è che il capo riferisca spesso a tutti in quale direzione stiamo andando ed in quale situazione si trova l’azienda. Se l’azienda sta andando male o bene i dipendenti lo devono sapere affinchè si preparino ad eventuali cambiamenti, siano essi positivi o negativi. Anche l’ambiente di lavoro inteso come spazio dove avviene l’attività lavorativa gioca un ruolo nella corsa verso la felicità del dipendente. Lo spazio di lavoro deve emanare un senso di apertura e positività. Personalmente sono un fan dell’open space e quando leggo di CEO che si mettono nella scrivania accanto ai programmatori e implementano rotazione dei posti (come alle scuole elementari e medie) in grandi spazi senza muri non posso che essere felice. Queste cose non sono giochi da bambini ma aiutano le persone a conoscersi e a sviluppare una certa coesione a livello aziendale. Panem et circenses: all’interno dell’azienda deve esistere uno spazio dedicato allo svago ed uno dedicato al cibo. Un dipendente affamato o stressato rende meno di uno sazio e rilassato, quindi non si vede proprio perchè non si dovrebbe dare la possibilità alla gente di soddisfare questi bisogni. Nello spazio giochi un ping-pong o un calcio balilla possono fare la differenza. Attiguo a questo spazio dovrebbe esserci una sala dove i dipendenti possano prepararsi i pasti e finire di preparare quelli portati da casa.

 

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Ultimi temi da trattare ma non per importanza sono l’abbigliamento ed i social network. Per quanto riguarda l’abbigliamento chiunque non debba entrare in contatto con i clienti deve potersi vestire come preferisce, se faccio bene o male il mio lavoro sicuramente dipende da quanto sono preparato e non da come mi vesto; obbligarmi ad indossare abiti estranei alla mia quotidianità mi renderanno la giornata quantomeno più scomoda. I social network calano la produttività? No. Prima di Facebook & C. il dipendente passava il tempo su siti di giornali o al telefono o pensando ai fatti suoi…il fatto che un dipendente che passi ore sui SN invece di lavorare non è che la punta di un iceberg di problemi più grossi a livello di motivazione ed interesse ai progetti ai quali è stato assegnato. Questi erano tanti piccoli flash su come io gestirei un’azienda e lo staff o come vorrei essere gestito nel caso mi trovassi nella situazione opposta. Ora tocca a voi dirmi come è il mondo reale.

Umberto Cesari: l’alta qualità approda sul web!(O almeno ci prova)

Umberto Cesari è un’azienda vinicola emiliana di successo che fa della qualità il suo cavallo di battaglia, cosa che le ha permesso di fare incetta di premi nel corso degli anni.

Recentemente sono finito per caso sul loro sito e devo dire che sono stato particolarmente soddisfatto nel trovarlo abbastanza completo sul fronte delle nuove tendenze tecnologiche.

L’azienda si è attivata per crearsi una presenza online ed infatti ad oggi ha tutto il corredo standard completo di pagina su Facebook, account su Twitter, canale su  Youtube, feed RSS e newsletter.

Purtroppo l’unico strumento veramente utilizzato dall’azienda è la pagina di Facebook attraverso la quale vengono pubblicizzati informazioni, foto ed eventi che di tanto in tanto compaiono anche in inglese al fine di dare un respiro internazionale al brand.

Le notizie pubblicate su Facebook vengono poi twittate al fine di far echeggiare ulteriormente il marchio di Umberto Cesari su Internet; per il resto l’account twitter è piuttosto trascurato ed infatti ha solo una decina di follower.

Il canale Youtube ospita i video fatti durante grandi fiere del settore come Vinitaly, cosa che potrebbe essere considerata uno spreco date le potenzialità dello strumento, per esempio potrebbero essere filmate e proposte alcune fasi della produzione/imbottigliamento del vino.

Il feed RSS a fondo pagina nel loro sito non funziona e questo è un bel danno perchè tutti gli utenti non saranno aggiornati e quindi non potranno parlare del brand. Tanto passaparola perso per colpa di una manciata di settaggi mal impostati.

Il grande assente del sito è secondo me uno store per vendere il vino direttamente online senza bisogno di passare attraverso ulteriori intermediari.

Detto ciò gli aspetti sui quali oggi si può migliorare, oltre a quelli strettamente tecnici come il feed rss, sono legati alla generazione di una conversazione da parte dell’azienda con gli utenti  non solo attraverso facebook ma anche usando twitter, youtube ed eventuali ulteriori strumenti  ricordandosi di ascoltare le risposte di chi legge. Inoltre è auspicabile che l’azienda partecipi attivamente in contesti online dove si parla e discute di vino e di tematiche attinenti al business.

Si può quindi concludere che, benchè l’uso ancora primitivo degli strumenti online oggi disponibili, Umberto Cesari si sta affacciando al mondo di Internet in maniera positiva e completa.

Web Marketing & Social Network

In un mondo la cui velocità d’innovazione aumenta sempre di più rimanere aggiornati e al passo coi tempi si fa sempre più difficile. Le cose che oggi studiamo all’università risultano essere desuete e
Social-Marketing superate appena ci immettiamo nel mondo del lavoro. Essere aggiornati è quindi un fattore critico della nostra competitività nel mondo del lavoro.

Due dei tanti temi sui quali mi piace rimanere aggiornato sono il Marketing e i Social Media e proprio di queste materie si discuterà in un evento promosso da ASSI di cui sono co-organizzatore in data 23 Giugno 2010.

Leggi il programma e se ti piace vieni a trovarci!

Better Software 2010

Sunset Over Florence by Stevehdc from Flickr

La seconda edizione di better software si è appena conclusa ed è quindi tempo di riflessioni e valutazioni. Per questa edizione gli organizzatori hanno realizzato 3 flussi contemporanei di talk per entrambe le giornate della conferenza. La prima giornata è stata dedicata a tematiche generali mentre la seconda si è concentrata principalmente sull’Agile e sull’Open Source.

La platea della seconda edizione è raddoppiata e il numero di talk è aumentato,  purtroppo tutto ciò è stato oscurato da salette minuscole (ad eccezione dell’auditorium che invece era sovradimensionato), dalla scomodità della ristorazione e da qualche problema con la wifi.

Ma fortunatamente la maggior parte della gente, me compreso, valuta la qualità di una conferenza in base a relatori e opportunità di networking che si generano; e su questo punto Better Software 2010 è stato sicuramente un grande successo.

Sono partito con il talk di Omar Cafini riguardante lo sviluppo e la vendita di applicazioni per iPhone. La sua presentazione è stata completa ed interessante, infatti ha portato esperienze personali e dati ufficiali declinandoli nella maniera adeguata permettendo, anche a chi in platea non ne sapeva niente, di capire come funziona questo piccolo grande mercato.

A seguire c’è stata una presentazione sull’Augmented Reality che è decisamente una direzione nella quale ognuno di noi dovrebbe fare ricerca per scoprire, pensare ed ideare nuove applicazioni (tutte rigorosamente mobile) dato che è uno dei settori che di qui a qualche anno crescerà moltissimo.

L’ultimo talk che ho seguito prima della pausa pranzo è stato quello di Andrea Santagata che grazie alla sua grande esperienza nel campo delle tech startup in italia ha mostrato ad una platea attenta la sua visione sulla fattibilità di startup web in italia. Presentazione molto inquadrata e convincente.

Dopo il misero pranzo ho assistito a quello che secondo me è stato il talk migliore delle 2 giornate.

Il titolo del talk: “Cose che ho imparato negli ultimi 2 anni” mi aveva lasciato piuttosto perplesso ma Giacomo Guillizzoni, bolognese doc emigrato e ritornato dagli States, ha spiegato alla platea le cose che ha imparato da quando ha lanciato Balsamiq, la sua startup, trasmettendo grande umiltà e disponibilità nonostante il mega successo che la società sta avendo. E’ stato veramente emozionante sentire da Giacomo la sua storia, quella del suo prodotto ed i pilastri sui quali ha basato la sua azienda.

Luca Mascaro ha avuto l’ingrato compito di parlare subito dopo Guillizzoni e quindi il suo talk mi è sembrato meno brillante di quanto sicuramente è stato. Le sue idee su come si dovrebbe fare il design della UX sono molto interessanti e sicuramente da approfondire

Dopo il coffee break sale sul palco Antonio Volpon che con la sua ennesima ma sempre bellissima presentazione con immagini ad alto impatto visivo ha raccontato al pubblico la sua visione ed alcune best practices che andrebbero adottate nel gestire la propria online presence.

In conclusione si può dire che anche nel 2010 ci siamo portati a casa da better software una vagonata di idee e spunti positivi da esplorare e sui quali riflettere.

Una sola richiesta per lo staff: cambiate sede!

Open Data: motore dell’innovazione

Le decisioni e l’innovazione sono guidate dalle informazioni.

Aumentare il volume di informazioni a nostra disposizione significa migliorare la qualità delle nostre idee e diminuire la probabilità d’errore.

I governi di tutto il mondo hanno archivi con una quantità a dir poco sconfinata di informazioni relative a praticamente tutto ciò ci riguarda e circonda.

Sapendo queste 3 cose le conseguenze sono immediate: permettere a tutto il pubblico di accedere a tali informazioni, il tutto in forma aggregata rispettando le normative sulla privacy.

Questa filosofia si chiama Open Data e prevede per l’appunto la libera fruizione di database ben definiti da parte dell’umanità tutta. I database dei quali questo movimento richiede l’apertura sono tanti, ma in particolar modo si fa riferimento a:

  • Database governativi di ogni tipo
  • Database scientifici
  • Database medici
  • Database ambientali

Le applicazioni conseguenti sono virtualmente infinite, alcuni esempi:

  • Geomedicina
  • Geomarketing
  • Open government

Per farsi un’idea più precisa di cosa sia possibile fare e cosa sia già stato fatto consiglio caldamente questo talk tenuto da Tim Berners Lee a TED. Su youtube il video è in inglese, per chi necessitasse si sottotitoli in italiano li può trovare guardando il talk direttamente dal sito di TED: http://www.ted.com/talks/tim_berners_lee_the_year_open_data_went_worldwide.html

Il nostro compito deve essere quindi promuovere e adottare standard di condivisione e apertura delle informazioni e dei database per guidare l’economia verso uno sviluppo sostenibile. E’ importante ribadire che questa politica di gestione dell’informazione non deve essere e  non è per niente legata a nessuna ideologia. Si tratta semplicemente di un modo per favorire la crescita

Ulteriori Informazioni: Open Data Open Government

Un MBA negli USA

 

Recentemente mi è frullata in testa l’idea di continuare il percorso di studi (quando finalmente mi sarò laureato) con un’esperienza negli USA sotto forma di MBA.

Ho esplorato vari siti di testate giornalistiche famose (Financial Times,Business Week,Economist,Wall Street JournalUS News) scoprendo che ognuno alla propria maniera ha redatto un ranking delle business schools americane e internazionali.
La modalità di realizzazione del ranking è abbastanza importante, la maggior parte delle volte troverete tabelle dinamiche che possono essere gestite in maniera tale da potervi creare un ranking personalizzato.

L’idea originale dell’MBA è quella di un corso di 2 anni Full Time che in sostanza è l’equivalente della laurea specialistica, conosciuta in italia anche come laurea magistrale.
Esistono tutte le variazioni sul tema possibili, da quelle per executive,a quelle in modalità e-learning, a quelle concentrate etc etc. Io ho scelto di concetrarmi sulla modalità Full Time perchè è in quella direzione che vorrei andare.

Il processo di selezione delle scuole è tutt’altro che facile perchè anche solo limitandosi agli MBA “versione originale” ci troviamo di fronte a programmi molto vari: ci sono quelli che creano manager di successo (come Harvard ) o quelli che creano imprenditori (comeStanford) o quelli che creano figure finance-oriented (comeWharton). Questo è solo un piccolo cenno della varietà dell’offerta proposta e da analizzare attentamente per trovare il proprio percorso.

Alla fine della panoramica avevo la testa piena di belle impressioni, idee e sogni.
In realtà fermandosi un’attimo a riflettere si scoprono che i passi da fare per accedere ad un MBA non sono pochi e non sono facili.
Infatti per tentare d’entrare in una delle università USA vi serve:

  • Un buon livello d’Inglese (= TOEFL / IELTS con livelli minimi dipendenti dall’università)
  • Una certificazione GMAT (sempre con livelli minimi)
  • 2 recommendation letters da capi e/o clienti importanti
  • 2-8 anni di lavoro pregressi in base alla scuola ed al corso
  • 150-200€ per ogni application che mandate ad ogni scuola

Tutto ciò che è scritto fin qua è solo l’inizio. Ho avuto l’occasione di scambiare un paio di mail con uno studente di Berkeley e gli ho fatto qualche domanda tentando di scendere un pò nei dettagli che non sono approfonditi sui siti.
Qui di seguito il botta e risposta tra me e Gabriele.

> Ma alla fine della fiera quanto si spende di tasse universitarie? Quanto spendi per mantenerti?

So che le tasse sono aumentate un po’ quest’anno [2009 n.d.r.], e puoi sicuramente trovare il numero preciso sul sito.
A grandi linee, ti conviene prevedere circa $40,000 in tasse + $20,000 per mantenerti, all’anno.
So che detto così sembrano un sacco di soldi: lo sono, devi per forza vederlo come un investimento.

> Hai ottenuto una borsa di studio?è vero che la maggior parte degli studenti ne ha una?

Sì, ho una borsa di studio che mi copre il 50% delle tasse.  Si tratta di una borsa per merito assegnata a discrezione dell’ufficio ammissioni, semza che io abbia chiesto nulla e senza spiegare la motivazione.

È vero che molti studenti hanno una borsa di studio.  Altri stati (la Spagna, per esempio) mettono a disposizione dei propri cittadini che vogliono studiare all’estero molte opportunità di ottenere soldi.  Purtroppo l’Italia no, per ora.  Inoltre, molte aziende pagano il master ai propri dipendenti più promettenti.

Se sommi le borse di studio nazionali, quelle assegnate dalla scuola, e quelle date dalle aziende, risulta che gli studenti che si pagano da soli il 100% del master non sono moltissimi.  Credo comunque che siano un buon 20-25%.

Ricevere una borsa di studio non è molto prevedibile, quindi se sei motivato conviene che ti metti nello stato mentale di dovertelo pagare.

> Io devo ancora fare la tesi, dici che riuscire a farla con un professore di Berkeley favorirebbe la mia ammissione all’MBA?

Secondo me non fa molta differenza.  Un ottimo percorso accademico aiuta, ma le connessioni con Berkeley non sono importanti.  Inoltre, lo stesso percorso accademico è solo uno dei molti elementi presi in cosiderazione nella selezione.

> Se non si hanno precedenti esperienze lavorative ha senso fare un MBA?

Secondo me, no.  Inoltre, essere ammessi diventa molto più difficile. Uno dei criteri di selezione è quanto tu puoi contribuire alla classe in termine di esperienza e conoscenze: se non hai mai lavorato a tempo pieno il tuo contributo è molto limitato.

> Cosa ti ha spinto a scegliere Berkeley?Perchè non Harvard,Wharton, la Columbia o una qualsiasi altra università?

Volevo venire negli USA, per l’esperienza culturale e per il master di 2 anni.  Mi interessa la tecnologia, e nulla batte l’area di San Francisco in termini di innovazione e stimoli.  Cercavo un ambiente sereno e positivo, con persone valide ma non presuntuose.

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Possiamo dire che chiunque voglia seguire un MBA negli USA si deve preparare a sacrifici in termini di spesa e preparazione/impegno necessaria  ma che, dati alla mano, dovrebbero portare in futuro miglioramenti consistenti di stipendio, qualità ed interesse per il proprio lavoro.

Social Network e Medicina:PatientsLikeMe

“Pazienti che aiutano pazienti”  questo è il motto di PatientsLikeMe, social network centrato sulla condivisione di informazioni mediche  partecipato da migliaia di persone con malattie incurabili /progressive /degenerative.

PLM HP
PatientsLikeMe HomePage

Nato dalla mente di 3 Ingegneri del MIT PatientsLikeMe ha raccolto in un enorme database le informazioni fornite spontaneamente dagli utenti e permette a quest ultimi di elaborare e “prevedere” l’andamento della propria malattia in funzione di dati indicatori in input come per esempio l’assunzione di un tale medicinale piuttosto che un altro.

Secondo James Heywood, co-fondatore e chairman,  ciò che rende il portale un successo senza precedenti è la possibilità di condividere storie e speranze che attenuano la sensazione di solitudine ed abbandono che solitamente le malattie terminali infondono nei pazienti.

Condizione necessaria per iscriversi al sito è essere un paziente o un operatore medico, chi non lo è potrà usufruire comunque della maggior parte dei dati dato che la politica di openess che promuove il sito è stata abbracciata da gran parte degli iscritti.

Ciò favorisce non solo il circolare delle informazioni ma promuove anche la ricerca e le nuove scoperte che si spera tramutino malattie terminali in curabili.

Il sito è facile da usare, chiaro e completo. Come punto di partenza si può scegliere tra Pazienti, Cure o Sintomi; successivamente si può utilizzare l’agile motore di ricerca o esplorare i dati che ci vengono presentati per frequenza decrescente (nel caso di Cure e Sintomi) o per ultimo update nel caso dei Pazienti.

Già dopo i primi click ci troviamo davanti a montagne di dati che sono disponibili a operatori del campo medico e ad altri pazienti.

Uno dei vantaggi più grandi che si possono vedere attraverso l’utilizzo di questo social network è anche la riduzione del divario tra medico e paziente. Infatti un paziente più informato e preparato potrà fornire al suo medico informazioni più dettagliate riguardo alla propria situazione e potrà meglio comprendere ciò che il medico gli consiglia.

James Heywood ha presentato PatientsLikeMe in un talk alla conferenza TEDMed ad Ottobre 2009.